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Eventi

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In questa sezione sono raggruppati gli eventi che il Gruppo ha documentato nel corso degli anni, come mostre fotografiche, visite ai musei, ecc.

In occasione delle celebrazioni del 25 Aprile, siamo stati all’interno di Villa Schneider, dove l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha la sede, e da dove custodisce e promuove la memoria della Resistenza e dell’antifascismo biellese. La bella palazzina Liberty fu trasformata in presidio di sorveglianza della città dalle truppe tedesche che dal centro-Italia iniziavano la ritirata verso il nord, e abitata, dopo la requisizione, dal tenente Hans Schuh, comandante SS, da un ufficiale tedesco, da due sottufficiali anch’essi di nazionalità germanica e da sette militari italiani fedeli alla RSI. Al piano superiore era ospitata una stazione radio chiamata Radio Baita, che svolgeva azione di propaganda nazifascista sotto forma di controinformazione ai messaggi dell’emittente partigiana Radio Libertà, che consentiva ai volontari organizzati in formazioni attive sulle nostre montagne, di comunicare con le famiglie. Ai microfoni venivano fatti parlare anche partigiani costretti a leggere comunicati predisposti dalle SS in cui si dichiaravano soddisfatti del trattamento loro riservato e invitavano i compagni a costituirsi. Ma è nei sotterranei della villa che sono avvenute le persecuzioni e le torture, ancora oggi parzialmente ricostruite dalle testimonianze dei superstiti, e dalle sentenze dei tribunali nell’immediato dopoguerra. In quei locali, oggi visitabili, è stata allestita la mostra “Natalina e gli altri”; una interessantissima collettiva di arte contemporanea a cura di Roberta Toscano e Marco Rabino che ha origine dalla drammatica vicenda di Natalina Monteu Saulat, giovane di Pont Canavese deportata e internata nel campo di concentramento di Ravensbrück durante l’occupazione nazifascista. Nella mostra, la figura di Natalina è emersa come simbolo potente e tragico, incarnando con la sua esperienza in modo emblematico, la violenza della manipolazione subita nel corpo e nella mente attraverso le pratiche mediche del regime nazista. Quanta angoscia nello scendere le ripide scale che portano al sotterraneo, e che triste realtà quei locali, che ancora oggi, per fortuna, sono lì a testimoniare un passato che non vogliano ritorni mai più. E tale è stato il nostro sgomento, nonostante tutti gli anni che sono passati, che abbiamo voluto per la prima volta, sviluppare le nostre fotografie in Bianco e Nero, tranne la prima, simbolo di lotta e di rinascita.

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